Un profumo nasce quasi sempre da un brief scritto da una maison o da un cliente, non da un flaconcino già immaginato. Il profumiere riceve un’idea spesso espressa in termini astratti — uno stato d’animo, un ricordo, una stagione — e un tetto di prezzo per litro di concentrato, che gli indica fin dall’inizio quali materie prime può permettersi di usare. Da lì, il processo passa attraverso la scelta delle materie prime naturali e sintetiche, la costruzione della formula su strati di note, un periodo di maturazione e filtraggio, e solo alla fine l’imbottigliamento della composizione approvata. Ogni fase lascia il segno sul profumo finale, dalla densità delle note di fondo alla limpidezza del liquido nel flacone.
- Tutto inizia con un brief e un tetto di prezzo per litro di concentrato, non con una ricetta fissa stabilita fin dall’inizio.
- Le materie prime appartengono a due famiglie — naturali, estratte dalle piante, e sintetiche, ottenute tramite sintesi organica — e di solito si combinano, non si escludono a vicenda.
- La formula si costruisce su più strati, con note di testa, di cuore e di fondo, e può passare attraverso mesi o anni di perfezionamento prima dell’approvazione finale.
- Dopo l’approvazione, la composizione viene lasciata a macerare, filtrata e solo allora imbottigliata.
Tutto parte da un brief
Prima che esista una formula, c’è un brief. Nella maggior parte dei casi arriva da una maison o da un cliente esterno e descrive il profumo desiderato in termini astratti o persino poetici — un’emozione, un luogo, una persona immaginaria — ed è accompagnato da un tetto di prezzo per litro di concentrato che, in pratica, determina quali materie prime possono entrare nella formula (fonte: Perfumer – Wikipedia). Un budget più contenuto esclude fin dall’inizio alcuni ingredienti naturali rari: per questo il prezzo di un profumo dipende anche da ciò che il profumiere può permettersi di usare, non solo dal marketing. Se ti chiedi perché alcuni flaconi costino considerevolmente più di altri, i motivi dietro il prezzo elevato di alcuni profumi spiegano più nel dettaglio il legame tra materiali e costo.
Il profumiere non consegna una sola versione vincente al primo tentativo. Partendo dal brief, propone diverse miscele di prova e, quando il cliente ne approva una, il profumiere si è «aggiudicato» quel brief — ma il perfezionamento spesso continua per mesi o persino anni, guidato da un panel o da un direttore artistico che richiede modifiche successive (fonte: Perfumer – Wikipedia).
Chi dà il brief: una maison, un cliente o persino il profumiere stesso
Il brief può arrivare da una maison che vuole lanciare il suo primo profumo, da un cliente esterno che commissiona una composizione per il proprio brand o, più raramente, dallo stesso profumiere, che propone di sua iniziativa un’idea a una maison. In ogni caso, il punto di partenza resta lo stesso: la descrizione dello stato d’animo desiderato, non un elenco di ingredienti.
Le materie prime: naturali e sintetiche
Di solito, un profumo combina materie prime naturali e componenti sintetici: le due famiglie non si escludono, ma si completano. Le materie prime naturali — fiori, scorze di agrumi, resine, legni, semi, radici — si ottengono tramite estrazione con solventi (macerazione), distillazione a vapore o spremitura meccanica, nel caso delle scorze di agrumi; l’antica tecnica di estrazione per enfleurage oggi è in gran parte abbandonata (fonte: Perfume – Wikipedia).
I componenti sintetici si ottengono tramite sintesi organica e alcuni di essi, come il linalolo o la cumarina, esistono anche in natura, ma vengono prodotti sinteticamente perché il risultato è più costante da un lotto all’altro e più accessibile come prezzo. Anche i muschi sintetici hanno sostituito quasi del tutto i muschi di origine animale un tempo usati in profumeria (fonte: Perfume – Wikipedia). Questo non significa che una nota sintetica sia inferiore a una naturale; significa solo che il profumiere sceglie lo strumento giusto per garantire la stabilità e contenere il costo della formula.
Come si estraggono le materie prime naturali
Ogni materia prima naturale richiede un metodo adatto alla sua struttura: i fiori delicati vengono spesso sottoposti a estrazione con solventi, i legni e le resine a distillazione a vapore, mentre le scorze di agrumi vengono spremute meccanicamente per liberare l’olio essenziale senza riscaldarlo.
Perché nella formula si usano anche componenti sintetici
Un componente sintetico entra nella formula perché la materia prima naturale equivalente è rara o instabile, oppure perché la versione di sintesi offre una concentrazione costante, lotto dopo lotto — un vantaggio importante quando un profumo deve avere lo stesso odore in ogni flacone prodotto.
La formula: come si costruisce un profumo a strati
Molti profumieri non partono da zero con ogni componente, ma usano «basi profumate», miscele prefabbricate e riutilizzabili, per abbozzare rapidamente un’idea prima di svilupparla nel dettaglio (fonte: Perfume – Wikipedia). Una volta definita la direzione, la formula si organizza su tre strati che si rivelano nel tempo, man mano che la composizione si asciuga sulla pelle: le note di testa, le più volatili, emergono per prime, nel giro di pochi minuti; le note di cuore si assestano in seguito e formano il carattere centrale del profumo; le note di fondo, le più persistenti, restano per ultime e sostengono il profumo per ore.
Il passaggio dalla prima versione alla formula finale non è un singolo passaggio, ma un processo che si estende nel tempo. Dopo che il cliente ha approvato una direzione, il profumiere continua a modificare le proporzioni, a volte per mesi o anni, finché tutte le parti coinvolte ritengono che la formula sia pronta per la produzione.
Note di testa, di cuore e di fondo
La struttura su tre strati spiega perché un profumo odori diversamente dopo dieci minuti rispetto a dopo tre ore: le note di testa svaniscono in fretta, quelle di cuore assumono il ruolo principale e le note di fondo restano le più percepibili verso la fine dell’applicazione.
Dalla prima versione alla formula approvata
L’approvazione di una formula non significa che il lavoro sia finito, ma che inizia una fase di perfezionamento più minuziosa, durante la quale il profumiere modifica piccole quantità di un ingrediente o di un altro, finché la composizione risponde esattamente a ciò che il cliente desiderava.
Macerazione, filtraggio e imbottigliamento
Dopo l’approvazione della formula, l’olio profumato viene mescolato con alcol etilico e acqua e lasciato nei serbatoi per alcune settimane, affinché gli ingredienti si amalgamino; solo allora la composizione viene filtrata, per eliminare i sedimenti e le particelle residue, prima di essere versata nei flaconi (fonte: Perfume – Wikipedia).
La proporzione di olio profumato nel liquido finale è ciò che, in linea di massima, distingue l’Extrait de Parfum dall’Eau de Parfum e dall’Eau de Toilette: l’Extrait de Parfum contiene di solito circa il 15-30% di olio, l’Eau de Parfum intorno al 15-20% e l’Eau de Toilette tra il 5 e il 15%, mentre l’Eau de Cologne è molto più diluita, intorno al 2-3%. Questi intervalli restano approssimativi e variano da un brand all’altro, quindi la sola etichetta non ti dice quanto sarà intenso il profumo (fonte: Perfume – Wikipedia). Se vuoi tutti i dettagli su cosa significhi concretamente una concentrazione Eau de Parfum, l’articolo dedicato all’Eau de Parfum approfondisce l’argomento.
Perché si lascia maturare la composizione prima del filtraggio
Il periodo di maturazione nel serbatoio permette agli ingredienti di amalgamarsi completamente, così che il profumo finale sia omogeneo e non una sovrapposizione di note separate che non si sono ancora «assestate».
Il filtraggio e il riempimento dei flaconi
Il filtraggio elimina le particelle più fini rimaste dalle materie prime naturali, così che il liquido versato nel flacone sia limpido e stabile nel tempo, senza sedimenti visibili sul fondo.
La firma del profumiere: tre esempi dal nostro catalogo
Il processo descritto sopra resta astratto finché non lo associ a nomi reali. Tre profumieri dietro alcune composizioni disponibili anche nei nostri decant mostrano come si svolge, in pratica, il percorso dal brief al flacone.
Francis Kurkdjian e la commissione di Baccarat
Francis Kurkdjian si è formato all’ISIPCA, dove si è diplomato nel 1993, e si è fatto un nome componendo Le Male per Jean Paul Gaultier nel 1995. Nel 2013, la maison di cristalleria Baccarat gli ha commissionato una composizione per celebrare i 250 anni della maison, inizialmente venduta solo in flaconi di cristallo (fonte: Francis Kurkdjian – Wikipedia). Il risultato di quel brief è Baccarat Rouge 540, il profumo dell’esempio qui sotto.

Dominique Ropion e i profumi Frédéric Malle
Dominique Ropion si è formato alla scuola di Grasse, oggi diretta da Givaudan, e lavora per International Flavors & Fragrances (IFF) dal 2000. Tra le sue composizioni per Frédéric Malle c’è Portrait of a Lady, lanciato nel 2010 (fonte: Dominique Ropion – Wikipedia).

Quentin Bisch e il brief aperto di Amouage
Quentin Bisch, profumiere di Givaudan, ha ricevuto da Renaud Salmon, direttore creativo di Amouage, un brief aperto, senza una direzione olfattiva prestabilita, da cui è nato Guidance, descritto in seguito dalla maison stessa come la composizione di maggior successo della sua storia (fonte: Quentin Bisch – Wikipedia). Amouage resta una maison di nicchia e, se vuoi capire più precisamente cosa significa questa categoria e in cosa differisce dai profumi dei brand di moda, il profumo di nicchia spiegato approfondisce l’argomento.

Conclusione
Quando inizi a vedere il profumo come il risultato di un brief, di materie prime scelte con cura e di una formula perfezionata nel corso di mesi o anni, il flacone sullo scaffale acquista un altro significato: non è solo un odore piacevole, ma una decisione creativa concreta, presa da una persona specifica, in un momento preciso. Un decant ti permette di provare quella «formula» per giorni, prima di decidere se vuoi il flacone intero; se vuoi sapere esattamente come funziona il processo di decantazione presso di noi, la pagina Come funziona spiega i passaggi. E se, dopo aver indossato un profumo che ti ha convinto, ti chiedi come riconoscere un flacone originale da uno che si limita a imitare la formula, il profumo originale spiegato è il passo successivo più naturale.

